MIMOSE NEGATE MA E' FESTA GRANDE!

Monte Soratte

Foto del Monte Soratte

Il 7 marzo 2026, sull’altopiano dell’Aremogna era già primavera inoltrata, non c’era biancore di neve, gli atleti venuti da fuori per giocarsi i punti di gigante e slalom valevoli come tesoretto da spendere nella finale della C.I. erano increduli sulla loro reale fattibilità. Sed , “vides ut alta  stet nive candidum  Soracten…. “,  alzando lo sguardo al di là del Pizzalto, ecco il bianco abbagliante  delle Toppe del Tesoro.  Scintillavano investite dal dal primo sole mattutino, come il monte Soratte apparve ad Orazio in un gelido mattino invernale.
E già, in questo inverno di precipitazioni nevose inesistenti, la neve c’è da quota 1670 in su, quanto è sufficiente per turisti ed atleti.  Il memorial ALDO BALLABIO ( senior, la precisazione è d’obbligo) era salvo, la Pallottieri non tradisce mai, era pronta ad ospitare gigante con partenza alle 8,20 e slalom subito a seguire. Azzardo possibile visto che nella nottata aveva fatto meno 3.

DUE SU SEI MA TUTTI CONTENTI

Montaggio 8 febbraio

Il long weekend 6-8 febbraio u.s. doveva essere l’appuntamento clou della stagione, una sestina di gare tra gli Alto piani abruzzesi valevoli per le qualificazioni alla finale della Coppa Italia. Quindi in programma c’erano non solo i giganti, ma anche gli SG, posto che per acquisire e far valere nella finale i punti conquistati  nella prima fase, in tale fase, bisogna correre almeno una specialità diversa dalle altre.
Purtroppo Giove pluvio ha posto un semi veto, l’acqua a catinelle venuta giù nelle giornate precedenti le gare di Campo Felice ed Ovindoli, seguita da neve/acqua poi neve pesante in quota, ha indotto i dirigenti degli sci club organizzatori - rispettivamente S.C. Campo Felice e Aliski Race - ad un sofferto quanto responsabile annullamento per motivi di sicurezza. Per il rotto della cuffia - leggasi un paio di centinaio di metri di quota più alta in zona arrivo, maggiori precipitazioni precedenti, ottimo fondo di neve programmata- si sono fatte salve le sole due gare di GS in programma all’Aremogna per l’organizzazione congiunta S.C. 3.3 e S.C. Napoli.
Ovviamente l’annullamento di ben quattro gare su sei ha reso meno appetibile la lunga trasferta per gli atleti del nord, sicché ne ha sofferto la partecipazione sia quantitativa che qualitativa, senza voler togliere merito agli atleti di punta nostrani, che se la battono ad armi pari con quelli del nord. Plauso e nota di merito a Fausto Puppini dell’Alpecimbra Evolution, che, nonappena ha ricevuto conferma delle gare di Roccaraso-Aremogna, è saltato sul suo camper ed ha raggiunto nottetempo Roccaraso, per essere puntualmente allo start di gara 1.
La situazione climatica in località Roccaraso-Aremogna, già da sabato 7/2 era decisamente migliorata, temperatura sotto lo zero di notte, sereno di giorno, neve trasformata in dura e a tratti ghiacciata. Ma, ahi ahi,  la sera di sabato 7/2, nuvoloso piovoso in basso, acqua-nevoso  in medio e nevoso  in alto, “chissà che ne sera’ della pista “, rimuginavano ansiosi i concorrenti,  pensando all’insostituibile “Pallottieri di sinistra”, teatro di gara di ultima istanza.
All’aurora di domenica 8, questo è il momento di muoversi da casa per chi vuole parcheggiare in modo corretto nel piazzale dell’Aremogna, ampie schiarite tutto intorno, mentre residui di velature rosate a sud-est inducevano all’ottimismo, che si consolidava con l’avanzare del giorno, per dare conferma definitiva, in quella che sarebbe dovuta essere  l’ora  della partenza di gara 1. Sarebbe dovuta essere, se il cronometrista non si fosse eclissato per ignoti motivi. Tra i concorrenti in attesa iniziava a serpeggiare un certo malessere, gli animi si cominciavano a surriscaldare per l’incomprensibile rinvio e per una nuvolaglia minacciosa che faceva capolino dietro le Toppe del Tesoro.

CHI LA DURA LA VINCE!

BilgitteriaOvindoli 
Oggi, primo febbraio 2026, è partita  anche la tappa di Ovindoli, dei circuiti MasterMind-Appennino, una coppia di gare praticamente tirate fuori da RAGAP dal cappello del prestigiatore, quando nessuno ci sperava più. 

I primi “duri”, che quando il gioco si fa duro, sono i primi a scendere in campo, sono stati i pendolari provenienti da Roccaraso. Sono partiti a notte fonda, perché data la neve cadente, si ipotizzavano 
probabili  inconvenienti lungo la strada. I “roccolani” si sono tuffati nel buio, cielo completamente scuro, nell’immaginario, perché la realtà era da “nebbia in Val Padana”, dal momento che il cielo non si vedeva. Nevischio pungente sull’alto piano delle Cinque miglia, acqua alle porte di Sulmona, il solo Gianfri, incredibile dictu , desisteva invertendo la rotta. Sbucati dal lungo tunnel fra Cocullo e Pescina, a rinfrancare i caparbi, giganteggiava in lontananza il disco di una luna lucente al centro di un’immensa chiazza di cielo limpido,  ancora stellato se la luce della luna no avesse prevalso su quella delle  stelle. A Celano si capiva che la luna era solo un’apparizione beffarda, perché guardando in su, i neri nuvoloni lambivano, fino ai bassi fianchi, il gruppo del Magnola. Siamo in ballo e allora balliamo. Ticket per parcheggiare, vestizione rapida e su per la rico, con accesso alla telecabina riservato  ai gareggianti, trovata geniale dell’ organizzatore CZERO6. Cambio impianto, su con la seggiovia a servizio della pista di gara, l’Anfiteatro.
Più su saliva più la nebbia  si infittiva, per fortuna che la piazzola di partenza stava parecchio più in basso dell’arrivo della seggiovia perché in cima, causa nebbia,  sembrava di tuffarsi in uno yogurt lattiginoso.