CHI LA DURA LA VINCE!
I primi “duri”, che quando il gioco si fa duro, sono i primi a scendere in campo, sono stati i pendolari provenienti da Roccaraso. Sono partiti a notte fonda, perché data la neve cadente, si ipotizzavano
probabili inconvenienti lungo la strada. I “roccolani” si sono tuffati nel buio, cielo completamente scuro, nell’immaginario, perché la realtà era da “nebbia in Val Padana”, dal momento che il cielo non si vedeva. Nevischio pungente sull’alto piano delle Cinque miglia, acqua alle porte di Sulmona, il solo Gianfri, incredibile dictu , desisteva invertendo la rotta. Sbucati dal lungo tunnel fra Cocullo e Pescina, a rinfrancare i caparbi, giganteggiava in lontananza il disco di una luna lucente al centro di un’immensa chiazza di cielo limpido, ancora stellato se la luce della luna no avesse prevalso su quella delle stelle. A Celano si capiva che la luna era solo un’apparizione beffarda, perché guardando in su, i neri nuvoloni lambivano, fino ai bassi fianchi, il gruppo del Magnola. Siamo in ballo e allora balliamo. Ticket per parcheggiare, vestizione rapida e su per la rico, con accesso alla telecabina riservato ai gareggianti, trovata geniale dell’ organizzatore CZERO6. Cambio impianto, su con la seggiovia a servizio della pista di gara, l’Anfiteatro.
Più su saliva più la nebbia si infittiva, per fortuna che la piazzola di partenza stava parecchio più in basso dell’arrivo della seggiovia perché in cima, causa nebbia, sembrava di tuffarsi in uno yogurt lattiginoso.
Il tracciato di gara 1 risultava abbastanza facile da ricordare, all’inizio molto filante, una lunga prima del cambio di pendenza, tre/quattro porte “girevoli”, tre o quattro a seconda del pelo sullo stomaco di ciascuno, poi giù a palla e per finire il “grazioso“ tornantino a novanta gradi verso sinistra che apre il dritto sull’arrivo. Nebbia a parte tutto a posto, c’era pure il tempo per fare un seconda e per taluni anche una terza ricognizione.
I più veloci, quelli della terza ricognizione, montavano in seggiovia per andare in partenza, chi non aveva fatto in tempo per la terza, rimaneva pure intruppato in una mega fila alla seggiovia, che nel frattempo si era fermata. Dalle rapide salite dell’operaio addetto sulla scala di ferro che conduce al vano dove è allocato l’apparato elettrico e dalle sue rapide discese con gesti di sconforto si intuiva che il fermo impianto non era causato dall’immancabile imbranato caduto nello scendere dalla seggiola all’arrivo a monte. Dopo una decina di minuti, l’inconfondibile “battito della miseria”, come uno spocchioso aristocratico di mia conoscenza definisce il rumore del motore diesel, annunziava che il motore elettrico della seggiovia aveva problemi, per cui si portavano fino a monte i penzolanti sulle sedie e degli altri rimasti a terra non si conosceva la sorte.
Il tempo passava, intanto il diesel aveva smesso di appestare l’aria pura dei monti, i concorrenti erano scissi in due gruppi: uno in partenza, uno a valle.
A questo punto il Direttore di stazione, Mauro Scipioni, suggeriva di seguire il percorso alternativo per arrivare in partenza. RAGAP dava disposizione ad uno degli allenatori cooperanti che si prestasse a fare da da guida lungo un percorso alternativo, con partenza dalla seggiovia Brin, proseguimento sulla seggiovia Max Bortolotti e lunga diagonale di raccordo con la partenza della gara.
I concorrenti rimasti a valle, si mettevano al seguito dell’allenatore-guida, superando tutti, grazie ad una corsia preferenziale, fra le irose proteste di chi stava disciplinatamente in fila.
Giunti a monte della Brin, contrordine, la lunga diagonale per raggiungere la partenza della gara, raggiungibile, dalla stazione a Monte della Max Bortolotti era inagibile. Tutti di nuovo a valle, la delusione era mitigata dalla possibilità di rifocillarsi al bar, mentre chi stava in partenza era esposto al gelo-umido della nube avvolgente il monte Magnola.
A circa le 10,40 si ridava ai concorrenti rimasti a valle la possibilità di ritentare di raggiungere la partenza col percorso alternativo, dal momento che, nel frattempo, era diventato agibile, grazie a Gianni Cerasa, che inviava il falco dell’Appennino - Leonardo Tempesti new entry S.C. ZERO6 - a tracciare la via sulla diagonale di raccordo tra la stazione a Monte della seggiovia Max Bortolotti e la partenza della gara.
Finalmentesi ricongiungevano tutti i concorrenti in partenza. Partenza rinviata ultimativamente alle 11, 40, o si parte o si annulla tutto. Intanto la perseveranza era stata premiata per la vittoria di un sole radioso sulle nubi, che venivano marginalizzate, ma sempre minacciosamente incombenti, a nord. L’ottimismo della speranza prefigurava il salvataggio della sola gara 1, di più non era ragionevole auspicare.
Ulteriore contrordine, per salvare entrambe le gare, e qui si che RAGAP la dura e la vince, si anticipava la partenza alle 11,15. Si dice che RAGAP ha guardato il cielo e, appellandosi al Presidente scomparso, Igino Concina, lo abbia pregato intonando: “dacce na mano a faje di de si”, sottinteso, alla delegata F.I.S.I., che non voleva derogare dall’orario stabilito delle 11,40.
Fiat, gara 1, sponsorizzata da ristorante Tre Quarti Prati e Nord, circa 120 concorrenti, finiva negli stretti temopi tecnici previsti; per Gara 2, sponsorizzata dalla finanziaria Change Capital Viterbo, si lisciava e si traslavano verso destra alcune porte; niente ricognizione, si partiva per gara 2, che esigeva tempi lievemente più lunghi per qualche porta un po’ più chiusa che in gara 1, ma soprattutto per la neve divenuta più lenta per l’effetto sole.
Insomma, quando tutta la serie di sfighe, dal tempo infame, all’avaria della seggiovia, lasciavano presagire l’annullamento totale, il CZERO6, con maestria da prestigiatore, sfoderava dal cappello a cilindro due gare impeccabili.
Non poteva però mancare ed infatti non mancava, in sede di premiazione, il toccante minuto di silenzio in onore del past President Igino Concina.
Se il soprannaturale veniva giustamente onorato, non poteva mancare una nota di merito a tutti gli atleti per la disciplinata attesa, senza proteste o provocatorie invettive, tutti consci che, per una volta, si stava realmente lavorando alacremente per loro. In estrema sintesi:
1) organizzare l’agibilità del percorso alternativo, Brin, Bortolotti, diagonale di raccordo; a calcolarne i tempi di percorrenza ci pensava Roberto Giardini, che coprendoli di persona registrava 40 minuti.
2) al fine di salvare anche gara 2, valutare la convenienza fra il percorso alternativo e l’uso della seggiovia normalmente deputata a servizio della partenza della gara, nel caso si fosse riusciti in tempo ad ovviare all’avaria dell’impianto elettrico; con garbata competenza Gianni Cerasa otteneva dai tecnici all’opera l’informazione richiesta: mezz’ora circa per ripartire collaudi compresi; Gianni dava quindi disposizione di fermare tutti i concorrenti in arrivo perché, a seggiovia riparata, avrebbero potuto risalire regolarmente in partenza per gara2; Gianni intanto faceva utile disinformazione a tutti i turisti che si mettevano in fila in attesa di prendere l’impianto annunciando tempi lunghissimi della eventuale riparazione, sicche’ la fila risultava in breve dissolta;
3) fine gara 1, riparte la seggiovia, nessuna fila, gli atleti rimontano su e si recano alla partenza di gara 2.
Tutto facile a dirsi, ma vallo a fare!
Preziosissimi in tutto ciò il supporto del Direttore di Stazione, Mauro Scipioni e degli allenatori Federico Croci dello S.C. CZERO6 e Marco Leoni dello S.C. Ovindoli, un tris d’assi adoperatosi in sinergia, senza risparmio, pur di portare a conclusione il massimo sperabile di entrambe le gare in programma.
Ed ora sia data la parola al Dio Krono, l’incorruttibile Signore del tempo.
CATEGORIA C
In gara 1 Virginia Maria Garrafa, porta colori del club dal nome fantasioso, lo Snow Side Team prevale sulla capitana dello sci club Posillipo, Paoletta Capuano con i rispettivi riscontri cronometrici di 45.78 e 47,60. Terza il Prof. Laura Giacomelli, SAI Roma, che con il suo 48.68, dopo tanto penare per recupero infortuni, si comincia ad avvicinare pericolosamente alla vetta.
In gara 2, vince la Paoletta con il tempo di 48.87, seconda, un po’ più distante, forse per stanchezza, Laura con 50.47 e terza Livia Clementi del CZERO6 con un tranquillo 55.65
CATEGORIA B
Il Ballabio secondo, Marco, S.c. 0,40, si aggiudica prepotentemente entrambe le gare, addirittura in gara 1, con il suo 41.74, sarebbe saltato sul podio al terzo posto, se avesse corso con gli A; in gara 2 però’, si “accontenta” di un meno strepitoso 43.10. Alle spalle di Marco, Massimo Ferraro, S.C. Napoli, si scrolla di dosso la fama di abbonato al terzo posto, ferma il cronometro a 44.23 e salta sul secondo gradino del podio. Terzo, a soli 42/100 da Massimo Ferraro, spunta Gian Luca Bacheca del Viterbo 97. In gara 2, di Marco si è già detto, mentre gli onori della cronaca sono per il duello a botta di centesimo fra Massimo e Gian Luca, questa volta è Gian Luca a prevalere su Massimo con quasi identico differenziale (45.02 a 45.43).
CATEGORIA A
L’ingordigia dello S.C. CZERO6 è insaziabile, si impossessa di tutto il podio di entrambe le gare e con “stucchevole “ monotonia, i suoi tre moschettieri salgono, in entrambe le gare di giornata, sui medesimi scranni. Primo, la new entry CZER06, che non si fa mancare mai niente, il ben noto Leonardo Tempesti, attualmente appellato con il meno noto nick name di Falco dell’Appennino, il quale ferma il cronometro sul 41.12 in gara 1 e sul 42.42 in gara 2. Sergio Amodio, di anno in anno, in continua crescita nun ce vorrebbe sta a stargli dietro e rimedia l’inezia di 42/100 in gara 1 e un quasi non nulla di 7/100 in gara 2; meno strepitosi, ma di tutto rispetto sono i tempi del terzo in classifica, Alessandro Rosa, accreditato di 42.16 in gara 1 e di 43.20 in gara 2.
Gara 2 esige una deroga alla ferrea regola autoimposta di menzionare unicamente i “podisti”, cioè i primi tre, perché il quarto, di cui, per parziale rispetto della regola, non si dice il nome (andatevelo a vedere nelle classifiche ufficiali), alfiere dello S.C. Napoli, approdato solo da master alle gare, per 3/100 ha mancato il podio, stando però davanti a ben più consumati atleti in gara.

